Ho appena ritrovato questo post salvato nelle bozze. Chissà perché ho aspettato per pubblicarlo! Forse non lo ritenevo il momento adatto per un qualche motivo che ora mi sfugge. Comunque, ora è una di quelle che cose che voglio condividere con tutti.

“Il primo anno salivo in autobus e c’era chi rideva guardandomi i polsi, percorsi da segni rossi. Non sapevano che quei segni erano dei fogli del quaderno sul quale mi ero appoggiata distrattamente a lezione, non sapevano della mia pelle delicata che come la sfioro si segna. Non sapevano, ma ridevano comunque. I segni veri, quelli che desideravo e che mi concedevo con regolarità, erano ben nascosti: non ero così sciocca da compromettere punti visibili. Ma loro ridevano, intanto, pensando di aver capito tutto di me quando invece forse non sapevano neanche il mio nome.

Vorrei capire il senso di tirarmi palline di carta durante i 50 minuti di viaggio in autobus scuola-casa. Questo vorrei proprio capirlo, a distanza di cinque anni. Che senso ha? Non sapevo - e non so tutt’ora - i vostri nomi, quindi che mai avrebbe dovuto importarmi a me di voi? E di conseguenza, che ve ne importava a voi di me? Poveri imbecilli, evidentemente vedere una ragazza che si fa i cazzi suoi ascoltandosi beatamente la musica in cuffia invece che urlare come una scimmia e saltare sui sedili come loro non gli sembrava normale.

Il primo anno in classe c’erano diverse ragazze dall’apparenza di ragazze facili. Per non dire proprio troie. Dato che ho iniziato, perché mi trattengo? Una era proprio una gran troia. Ora non so quanti di voi - cari lettori - abbiano mai visto qualche porno, ma se l’avete fatto allora sono certa che avete in mente il tipo di ragazza al quale mi riferisco: biondo miele, viso che sembra fatto di plastica così come tutto il resto, vocina da idiota e atteggiamento altrettanto da idiota. La classica ragazza che va in giro per la classe sedendosi sulla cattedra e sulle ginocchia dell’insegnante di economia, a mostrare la scollatura e vari altri pezzi di carne nuda. La classica ragazza che posta foto di sé in biancheria intima e io che purtroppo non ho avuto la prontezza di salvarle prima che le togliesse: sarebbero state un’arma grandiosa per inimmaginabili ricatti. E ora voi penserete che me ne doveva fregare a me se questa andava in giro o meno a fare la puttana. Dal momento che ha impegnato tutta l’estate del primo anno a rompere i coglioni e curiosare nei fatti miei, passando da leccate di culo per ottenere non so cosa a insulti, bene, mi importa eccome di questa gran troia. So che odio è una parola forte, ma se c’è una persona al mondo che odio con tutta l’anima, questa persona è lei. E lo sa, state tranquilli che lo sa, non c’è bisogno che glielo ricordi. Per questo, non sarò gentile e le auguro tutto il peggio che nella vita possa succedere ad un essere umano. Perché è da lei che i rapporti con altre persone si sono deteriorate, è per colpa sua che alcune persone si sono allontanate da me, per colpa di una gran battona che non è riuscita a farsi i cazzi suoi e ha messo in giro voci totalmente false su di me.

Ora provate a immaginare quanto dev’essere stressante vedere tutti i giorni persone che evidentemente vi odiano - perché, poi? - e persone con le quali non riuscite più a parlare per colpa di una testa di cazzo. Provate a immaginare quella sensazione di volersi spiegare e di non riuscirci, di volere delle spiegazioni razionali e di non ottenerle. Tutti i giorni, in un loop infinito.

Mi da fastidio l’infantilità. Mi da fastidio chi fa confusione durante la lezione e chi si comporta come un’idiota. C’è un momento e un luogo per tutto. La mia classe non è mai stata delle più tranquille, e a me certe cose davano proprio fastidio nell’accezione più ampia del termine.

Sul fatto del “se non fossi bisex saresti una bellissima ragazza” ho scritto già diversi post, quindi non mi dilungherò ancora sull’argomento.

Mi dispiace per chi ha riso o pensato che fossi una debole tutte le volte che la mia migliore amica mi ha dovuta portare in bagno in lacrime nel corso del secondo e del quarto anno. Mi dispiace essere apparsa debole, ma vorrei dirvi una cosa: ho pensato tante volte di cambiare sezione, cambiare scuola, cambiare tutto - magari anche città. Ma era una sfida, era la mia sfida, e non l’avrei lasciata vincere a nessun altro.

Al genio senza nome che in terzo mi ha spinto contro un muro mentre rientravo in classe per poi ridere con un demente: oltre a non aver ancora compreso il motivo di tale gesto, non comprendo neanche il perché una persona come te debba esistere. Un giorno smetterai di esistere, e questo mi consola parecchio.

Cinque anni di scuole superiori. Grazie al cielo sono finiti. Dicevano che li avrei rimpianti, ma io non capisco proprio come potrei. Sono contenta di essere uscita con 96/100 e di aver fatto ricredere chi non aveva creduto abbastanza in me. Ma basta, davvero. Quei cinque anni sono un periodo della mia vita che non mi mancherà, e vorrei che la gente smettesse di dire il contrario, perché non mi conosce, perché non sa nulla.”


Probabilmente risulterò cattiva ed egoista, una pessima persona e quant’altro, ma sono proprio contenta che quell’uomo francese che era contro i matrimoni gay si sia ucciso: c’è un deficiente in meno al mondo ora, non resta che sperare che qualche altro bigotto segua il suo esempio. Magari si innescherà in loro una catena di autodistruzione e si elimineranno da soli, permettendo alla specie umana di evolversi liberamente.

Ma OMO non significa UGUALE, MEDESIMO? Allora ho ragione io che l’omo-fobia è la paura dell’uguale, più che del diverso. l’omofobia è la paura e la mancanza di rispetto verso se stessi, verso tutta l’umanità. non c’è niente di più importante al mondo del diritto di essere quel che si è, e di amare liberamente. (Simona Palese)Voglio che sia un messaggio sempre più forte, sempre più chiaro, a partire dall’educazione che si riceve da bambini ancor prima della rieducazione dei “grandi”. Voglio che sia qualcosa da ricordare tutti i giorni - non solo il 17 Maggio - e da non dimenticare mai. Voglio che nelle scuole elementari, medie e superiori, certi argomenti vengano affrontati così che nessuno debba più sentirsi escluso, diverso, parte di un niente, e così che tutti imparino da subito a guardarsi intorno ed amare il prossimo indipendentemente dal suo orientamento sessuale.

Ma OMO non significa UGUALE, MEDESIMO?
Allora ho ragione io che l’omo-fobia è la paura dell’uguale, più che del diverso. l’omofobia è la paura e la mancanza di rispetto verso se stessi, verso tutta l’umanità. non c’è niente di più importante al mondo del diritto di essere quel che si è, e di amare liberamente.
(Simona Palese)

Voglio che sia un messaggio sempre più forte, sempre più chiaro, a partire dall’educazione che si riceve da bambini ancor prima della rieducazione dei “grandi”. Voglio che sia qualcosa da ricordare tutti i giorni - non solo il 17 Maggio - e da non dimenticare mai. Voglio che nelle scuole elementari, medie e superiori, certi argomenti vengano affrontati così che nessuno debba più sentirsi escluso, diverso, parte di un niente, e così che tutti imparino da subito a guardarsi intorno ed amare il prossimo indipendentemente dal suo orientamento sessuale.

“Era il tipo di voce che le orecchie seguono come se ogni parola fosse un arrangiamento di note che non verrà mai più suonato.”

- F. Scott Fitzgerald

La televisione italiana, senza distinzioni di particolari reti, è tutta da buttare e lo dimostra ogni giorno. Un po’ come l’Italia - colpa della stragrande maggioranza degli italiani, popolo di egoisti e leccaculi.

Al TG1 di questa sera hanno giustamente detto che dati gli episodi frequenti di uccisione di donne sottolineano la necessità di una legge sul femminicidio. E sono d’accordo, non è certo questo che voglio criticare. La cosa che mi fa schifo - e forse “schifo” è una parola che rende troppo poco l’idea - è che non si parla mai degli episodi di violenza psicologica e fisica su persone che hanno un orientamento sessuale diverso dall’eterosessualità. Vorrei che l’attenzione fosse posta in modo uguale su tutte le violenze che le persone subiscono, perché a me sembra abbastanza chiaro che non solo serve una legge sul femminicidio, ma anche una legge sull’omofobia. La nostra Costituzione sostiene l’uguaglianza, ma l’Italia continua a dimostrare che tale condizione resta un’utopia, a partire dai telegiornali che dovrebbero porre attenzione in modo eguale su diversi argomenti.
La televisione è ancora il mass media che raggiunge il maggior numero di persone, per come la vedo io, ed è importantissimo che venga usato in modo da informare i cittadini senza omettere nulla. Che poi gli italiani sono un popolo di bigotti e ignoranti, spesso è solo una tragica conseguenza di un’informazione assente o errata.

E prima che mi venga detto “Perché non te ne vai, se questa nazione ti fa schifo?”, vi faccio notare che per andarsene dall’Italia servono soldi (tanti soldi) e per guadagnare i soldi serve un lavoro (un buon lavoro, in regola e tutto quanto). Quindi, cari miei, smettiamola di fare i faciloni e cerchiamo tutti insieme di rendere l’Italia un Paese degno della lettera maiuscola che porta, in cui tutti, minoranze comprese, possano essere tutelati da leggi adeguate. E’ ora di smettere di voltarsi dall’altra parte quando succede qualcosa che non vogliamo vedere: siate coraggiosi, aprite gli occhi e aiutate il vostro prossimo. Anche se è gay. Anche se è immigrato. Anche se è di una confessione religiosa quasi sconosciuta o diversa dalla propria. Se ognuno nel suo piccolo mettesse in pratica l’uguaglianza, la strada tra l’utopia e la realtà sarebbe più breve e meno tortuosa: è questo che succede quando le cose si fanno insieme, impegnandoci e collaborando possiamo rendere questo Paese un grande Paese, un Paese più giusto dal punto di vista etico, in attesa che qualcosa si muova nella situazione altrettanto complessa dell’economia.

Il cambiamento parte sempre da dentro, mai da fuori. Ma davvero queste cose deve dirvele una ventenne qualunque?

“Ma ho deciso di essere forte. Mi sono reso conto che è l’unica via possibile.” - Norwegian Wood

“Ma ho deciso di essere forte. Mi sono reso conto che è l’unica via possibile.” - Norwegian Wood

“Il dolore apre squarci che consentono di guardarsi dentro. Ma io continuavo a guardare dalla parte sbagliata.”

- Massimo Gramellini, Fai bei sogni

Due anni e quattro mesi dopo l’ultimo attacco di panico avuto, lo stress psicologico colpisce ancora. Di notte la testa cede senza preavviso: sento i pensieri che lentamente si sfaldano e il cuore che inizia a correre. Ma dove corri? Ma dove vai? Riconosco la sensazione che precede l’attacco di panico, cerco per quel poco di controllo che ancora mi rimane di stare calma e lasciare libera l’ascesa di quella paura assurda e immotivata e della sensazione di stare per morire. Ma non aumenta gradualmente come le volte passate, mi afferra la gola e mi investe subito, con un preavviso quasi minimo. Sono davanti allo specchio del bagno e temo persino il mio riflesso. Mi guardo come se la persona dall’altra parte dello specchio stesse per uccidermi da un momento all’altro, col cuore in gola, nessuna forza per piangere. Nella follia, sono convinta che il mio riflesso voglia uccidermi - e resto a guardare la mia paura riflessa allo specchio, senza riuscire a muovermi, senza riuscire a pensare a null’altro che alla fine imminente. Ma la fine, come in ogni attacco di panico, non arriva. Aspetti di morire con un’angoscia che ti strappa ogni altro pensiero e poi non muori. Chiudo gli occhi e resto appoggiata contro il mobile, incapace di spostarmi anche di un solo passo. Ad occhi chiusi fa quasi più paura. Ma come sempre, dopo qualche minuto passa e torno lentamente lucida, anche se stanca come se avessi appena combattuto per ore. Il cuore rallenta di nuovo e la testa si libera. Dallo specchio mi fissano i miei occhi lucidi. E’ tardi, spengo la luce e vado a letto. Ad abbracciarmi ho solo me stessa.

Mi chiedo come si fa a voler restare soli con così tanta ostinazione. Forse è il mio modo di pensare che è diverso dal suo ma, nonostante eventuali ferite passate l’anima umana non è fatta per restare da sola in eterno. Deve cercare la sua Altra Parte - magari ho letto troppi libri di Coelho ma sono cose in cui credo davvero - e non voltarsi per paura quando la trova. La paura non ha mai portato da nessuna parte nemmeno il più piccolo degli esseri umani di questa terra.
Non sarebbe bello? Trovare qualcuno che ti aspetti con il suo caldo abbraccio che è solo tuo, qualcuno con cui parlare fino all’alba, qualcuno di cui annusare il profumo della pelle e che sappia condividere anche le cose più piccole della quotidianità. Lo chiamano amore, e anche se a volte è una bestia che ci fa a brandelli non bisogna alzare le mura: a volte le cose vanno in modo diverso. Io credo ancora nel lieto fine.

“Ti aspetto qui, quando il mondo affonderà con noi dentro i nostri occhi arresi all’estasi di saper guardare, e arriverai per trovarmi un nome. Ti aspetto qui, dammi tutto il peso che ti veste, le tue mani chiuse e i nostri muscoli fanno ancora male, e arriverai solo per restare. E credimi, non parlerò, non l’ho fatto mai, è il tuo orgoglio che cade. E’ meglio se non parlerò, puoi distruggermi e portarmi via la voce.”

- Ti aspetto - Caponord

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